Perché procrastiniamo (e perché è meglio smettere).
- Giorgia Pitacco
- 8 mar
- Tempo di lettura: 1 min

Alla base di quasi ogni “lo faccio domani” c’è paura:
paura di fallire, di soffrire, di essere rifiutati o giudicati.
Abbiamo sentito mille volte i proverbi, i nonni, i poeti, i guru:
“Carpe diem”, “Non rimandare”, “Il tempo non torna”.
Li conosciamo a memoria. Eppure restiamo fermi.
Perché nessuna frase, per quanto saggia, sostituisce l’esperienza diretta.
Dobbiamo sbagliare sulla nostra pelle.
Dobbiamo scoprire da soli che rimandare non ci protegge: ci lascia solo con più rimpianti e meno tempo.
La verità più semplice e liberatoria è questa:
Anche il fallimento più doloroso è quasi sempre meglio del non averci provato.
Chi non prova resta intrappolato nella versione “avrei potuto” di sé stesso: una prigione dorata, ma pur sempre una prigione.
La prossima volta che senti la stretta allo stomaco, dì a te stesso:
“Qualsiasi cosa accada, sarà meglio che restare fermo a guardare la vita passare.”
Non serve eliminare la paura.
Basta decidere che vale la pena agire anche con lei dentro.
Buon “oggi”, soprattutto quando fa paura. Giorgia



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