La diversità vera merita più di un giorno all’anno.
- Giorgia Pitacco
- 6 feb
- Tempo di lettura: 2 min

Il 6 febbraio arrivano i calzini spaiati: foto colorate, sorrisi, parole gentili. Tutti dicono la stessa cosa bella: “La diversità non è un difetto. Non c’è un solo modo giusto di essere”.
È un pensiero che scalda il cuore, e fa bene ricordarlo. Peccato che spesso resti lì, sospeso per ventiquattr’ore.
Poi torna il quotidiano: ritmi uguali per tutti, aspettative identiche, lo stesso metro per misurare chi va veloce e chi ha bisogno di una pausa in più. E chi non rientra perfettamente nel disegno… a volte si sente dire “devi sforzarti di più”, “non capisco perché fai così”, “cerca di essere come gli altri”.
Non è cattiveria, quasi mai. È solo abitudine. È la fatica di cambiare passo quando qualcuno cammina diversamente.
Eppure la diversità autentica è proprio questo: un ritmo che non coincide, una sensibilità che chiede ascolto, un modo di pensare che illumina angoli diversi. Non è sempre comoda, non è sempre immediata da capire. Ma è reale. E ha diritto di esistere ogni giorno, non solo quando è carina da fotografare.
Il coaching, in fondo, nasce da qui. Non per farti entrare in uno stampo che non ti appartiene. Ma per aiutarti a guardarti con più dolcezza: “Ok, questo è il mio modo. Non è sbagliato, è il mio”.
Per trovare strategie che rispettino i tuoi tempi senza sensi di colpa. Per imparare a dire “ho bisogno di questo” senza sentirti in difetto. Per trasformare ciò che a volte ti fa sentire “fuori posto” in una parte preziosa di te.
Non serve una rivoluzione. Basta un piccolo spazio in più per essere gentili con se stessi, e poi anche con gli altri.
Se anche tu vorresti smettere di scusarti per come sei, e iniziare a camminare con più serenità scrivimi pure. Giorgia



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