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Disney mette i disclaimer. Noi mettiamo i tablet.

Disney aggiunge disclaimer mentre bambini e adulti usano tablet per regolare emozioni

Disney aggiunge disclaimer su Peter Pan, Dumbo, Aristogatti per stereotipi oggi considerati offensivi. Ha senso contestualizzare, ma il contrasto con la vita di tutti i giorni resta stridente.

Ci preoccupiamo per un gatto siamese cartoon o per la parola “pellerossa” in un film di 80 anni fa, mentre tantissimi bambini piccoli (e non solo loro) vengono “gestiti” con tablet e smartphone quando piangono, si annoiano o disturbano. “Almeno sta zitto cinque minuti” è diventata la frase che sentiamo più spesso nelle famiglie.

E non succede solo con i bambini. Lo stesso meccanismo lo vediamo tra gli adulti, ogni giorno:

  • la coppia che litiga e invece di parlarsi uno tira fuori il telefono e inizia a scrollare

  • l’amico che risponde a monosillabi durante una cena perché è immerso in una chat o in un reel

  • la persona che, quando sente salire l’ansia o la tristezza, cerca subito un video “rilassante” invece di chiamare qualcuno o stare un attimo con l’emozione

  • il genitore che, dopo una giornata pesante, si “stacca” dal mondo familiare mettendosi le cuffie e guardando serie sul divano


In tutti questi casi lo schermo diventa il regolatore emotivo di riserva: calma, distrae, anestetizza, evita il confronto.

Il nodo relazionale è lo stesso, a qualsiasi età: stiamo delegando sempre di più alla tecnologia la gestione di noia, frustrazione, solitudine, conflitto, stanchezza. E intanto ci scandalizziamo per un corvo che canta in Dumbo.

I disclaimer possono aiutarci a parlare di storia e rispetto con i figli. Ma il rischio più grande, per bambini e adulti, non è un disegno vecchio di 50 anni: è abituarci a regolare le emozioni con un algoritmo invece che con la presenza, il dialogo, un abbraccio o anche solo il silenzio condiviso.


Un “no” allo schermo al momento giusto, per un bambino o per noi stessi, resta uno dei gesti più potenti che possiamo fare nelle nostre relazioni.


E in casa vostra? Lo notate anche tra grandi? Giorgia

 
 
 

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